Spirito Santo - Pinacoteca nazionale

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Spirito Santo

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C’è poi un altro aspetto dell’opera d’arte di soggetto religioso, quasi mai trattato dallo storico ed è appunto il soggetto rappresentato e l’indagine iconografica, ma direi di più: non è questione di indagare il soggetto per capire cosa rappresenta. E’ soprattutto riscoprire la dimensione dell’ascolto, l’emozione che l’opera suscitava in chi la guardava, il fascino che la scrittura assumeva davanti alla sua rappresentazione per immagini.
E non è nemmeno la biblia pauperum: frase ormai così abusata da perdere di valore. Io penso al fascino che il dipinto esercitava su ogni credente e non su una particolare categoria, magari le persone ignoranti. Perché penso che se quest’opera è in grado ancora oggi di comunicare a noi tutti delle sensazioni, a maggior ragione doveva poterlo fare in una realtà molto meno abituata alle immagini.
Dicevo nella guida alla mostra cesenate che con la discesa dello Spirito Santo sulla prima comunità in attesa trova conferma quel primo “si” scaturito dalla libera scelta di Maria, smarrita e coinvolta, ma disponibile al disegno di Dio su di Lei.
Ancora una volta lo Spirito Santo scende sopra gli apostoli a fugare i dubbi degli ultimi tempi e se Maria riconosceva che il Signore aveva fatto grandi cose in Lei, gli apostoli cominciarono ad annunziare le grandi opere di Dio secondo il dono dello Spirito.
lo Spirito penetra nel cuore di ognuno non più con la mediazione di un angelo, ma come pura energia, segno anche questo della raggiunta maturità degli apostoli. La tela dipinta da Felice Torelli per la chiesa dello Spirito Santo delle monache benedettine  di Cesena, rappresenta la potenza dello Spirito sotto forma di colomba, ma soprattutto di luce, che sembra sconvolgere i presenti, chiusi nel cenacolo ove erano soliti riunirsi assieme alla Madonna. Ancora una volta, così come era già accaduto a Maria nel suo personale annuncio, le figure sono colte nel momento di massimo stupore, confusione, fors'anche paura soprattutto sorpresa, abbacinati dalla luce che, nel dipinto scava ancora tra le pieghe degli abiti e della pelle, volendo permeare quei corpi e rivestirli di luce nuova.
La luce taglia le vesti e scolpisce i profili degli apostoli scossi e anche impauriti per l'atteso e temuto evento. Il ritmo compositivo sembra ispirato dalla Scrittura della quale il pittore riesce a cogliere il momento in cui "venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano ".
Questo rumore, questo vento gagliardo sembra cadere su ognuno in maniera del tutto personale: impietrendo San Pietro e San Giovanni, avvolgendo delicatamente la figura della Vergine, insinuandosi sulle altre figure in maniera parziale, quasi che riuscisse difficile vincere la diffidenza degli uomini che ora si interrogano vivacemente, ora si mostrano stupiti. E il vento gagliardo, continuando la sua corsa, penetra dappertutto e dilata lo spazio, esce dal chiuso di questo ambiente e finisce per coinvolgere l’umanità intera ancora in penombra eppure attratta da questo centro visibile di irradiazione. Da sotto lo sporco, quasi che anche in questo modo avessero provato a difendersi dall’abbraccio della luce, sono merse delle figure ancora embrionali, colte nel loro materializzarsi dall’ombra, nel lor venire incontro alla Luce.

 
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