Sant'Andrea, patrono della “compagnia de’ pescatori” - baldacchino della peste

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Sant'Andrea, patrono della “compagnia de’ pescatori”

il baldacchino della peste > Lato posteriore
Sant'Andrea
L’ultima delle bandinelle sul lato posteriore, raffigura sant’Andrea Apostolo protettore della “compagnia de’ pescatori”. La chiesa parrocchiale di sant’Andrea Apostolo è “vicino allo studio” e la sua festa è il 30 novembre. Il santo è festeggiato, oltre che nella sua chiesa parrocchiale in tutte le chiese ove c’è un altare dedicato la Santo. Le informazioni le ricaviamo ancora una volta da Masini[1]. Ed è lo stesso Masini ad informarci che in quello stesso giorno “la compagnia de’ pescatori nelle Pellizzarie fa la festa di S. Andrea suo protettore. Fanno nella loro impresa tre pesci”[2].
Da osservare che, a differenza di altre compagnie per le quali il Masini indica espressamente una funzione religiosa presso il proprio altare; per i Pescatori si ricorda solo che la compagnia fa festa nel giorno del Santo, ma nella strada ove ha la sua sede. In questa strada, posta tra via drapperie e piazza Maggiore, è ricordata una chiesa dedicata a sant’Andrea, “posta sopra il voltone delle Pescarie, dell’arte dei pescivendoli”[3]. Dal momento che i Pescatori festeggiavano nelle “Pellizzarie” è probabile che l’oratorio di riferimento fosse questa sconosciuta chiesa e non la parrocchia dello “studio” che Emiliani identifica con l’area oggi occupata dalla sede della Banca d’Italia e ben indicata anche nella “Sala di Bologna” dei Palazzi Vaticani[4].
Importante anche la nota del Masini che ricorda, nella loro impresa, tre pesci. In effetti il santo ricamato e dipinto sulla bandinella, tiene con la mano sinistra una grande croce poggiata alla spalla, incrocia lo sguardo con chi gli sta dinanzi e tiene la mano destra su un tavolo sul quale sono raffigurati tre pesci.
Nell’assenza ormai completa di immagini del Santo legate alla Compagnia dei Pescatori, la rappresentazione sulla bandinella acquista un particolare valore iconografico proponendo, tra l’altro, una figura del tutto originale che rimanda o a un pittore di grande spessore figurativo che ne ha ideato lo schema, o alla ripresa di un modello perduto, magari custodito nell’oratorio della Compagnia o nella distrutta chiesa parrocchiale[5].


[1] Antonio Masini, Bologna Perlustrata. Bologna, 1666 pp. 535 - 536
[2] Ibidem, p. 536
[3] Giuseppe Guidicini, Miscellanea storico-patria bolognese. Tratta dai manoscritti dio Giuseppe Guidicini data alle stampe dal figlio Ferdinando. Bologna 1872, ed. Forni 1980, p. 376.
[4]  Carlo Cesare Malvasia, Le pitture di Bologna, 1686. Ristampa anastatica a cura di Andrea Emiliani, op. cit. p. 492. La chiesa è ben riprodotta in copertina del volume “La sala di Bologna nei Palazzi Vaticani” a cura di Francesco Ceccarelli e Nadja Aksamija, Marsilio editore, 2011.
[5] Malvasia (op. cit. pp. 249 – 250) ricorda nella chiesa di “sant’Andrea delle scuole” alcune opere che lo raffigurano assieme ad altri santi (una crocifissione con i santi Andrea, la Maddalena e Giovanni; “la barchetta entrovi li SS. Pietro e Andrea” sopra il voltino della porta piccola, già molto sciupati) e un affresco che raffigura sant’Andrea dovuto a Pietro Lianori e dipinto nel 1442. La testa di questo affresco sopravvive nell’ufficio parrocchiale di san Procolo ove la identificò G. Zucchini (cfr. G. Zucchini, Opere d’Arte inedite in: “Il Comune di Bologna” 1934, n. 11.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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