I santi Cosma e Damiano, patroni della Compagnia dei Barbieri, medici, speziali - baldacchino della peste

Vai ai contenuti

I santi Cosma e Damiano, patroni della Compagnia dei Barbieri, medici, speziali

il baldacchino della peste > Lato posteriore
I santi Cosma e Damiano
La bandinella centrale rappresenta due figure. Entrambe indossano una mozzetta di pelliccia e la figura a sinistra, all’inizio era stata identificata con una monaca a causa del “velo” che le copre il capo. Quello che appariva come un “velo” è un cappuccio, comunque un panno pesante che le copre il capo e scende sulle spalle. Sotto il cappuccio si intravvede il bordo esterno di una cuffia a diretto contatto con il capo. L’altro personaggio ha il capo coperto da un raffinato cappello. Tra le mani tengono una scatola da trocisci dai cui comparti traggono i medicamenti con delle lunghe pinze. La scatola per contenere pillole e preparati medicinali e le pinze nelle mani dei due personaggi, caratterizzano l’iconografia dei Santi Cosma e Damiano. Da osservare il realismo con cui il santo alla nostra sinistra tiene sollevato il coperchio della scatola e la convincente presa con cui l’altro santo la sostiene. Il tutto ancora più veritiero se riusciamo a inverare gli atteggiamenti con le ombreggiature, in gran parte perdute, che davano volume alle dita e colore alle guance. A Bologna, come altrove, Cosma e Damiano sono i protettori “de’ dottori di Filosofia, e medicina”, ma anche e, forse, soprattutto riferimento in città per i Barbieri che, il 27 settembre, giorno della loro festa, andavano ancora ad onorare i loro santi patroni nella chiesa parrocchiale a loro dedicata in “Ponte di ferro” e officiata dai monaci camaldolesi. Qui si recavano in origine anche “li collegi de’ dottori di Filosofia e medicina” che, successivamente, come riporta il Masini, andavano alla Cattedrale di san Pietro “à far celebrare la messa in honore de’ SS. Cosmo e Damiano lor protettori”[1]. Nel XVII secolo, Il 27 settembre, giorno dei Santi Patroni, solo i Barbieri celebrano la loro festa nell’antica chiesa parrocchiale dei Santi, perché i medici vanno in Cattedrale. Del resto il santo per eccellenza dei medici è san Luca e nel giorno della sua festa, essi si recano alla sua chiesa e non in Cattedrale, come vedremo esaminando la bandinella del Santo.
 
Per capire la strana commistione tra chirurghi e barbieri collegati anche ai farmacisti e ai medici e tutti posti sotto la protezione dei Santi Cosma e Damiano, occorre tener presente che i barbieri erano il punto di riferimento per piccoli interventi di chirurgia e medicina come praticare salassi, estrarre denti, medicare piccole ferite e curare distorsioni e traumi ossei[2]. Attività ancora in uso nelle piccole comunità rurali fino al secondo dopoguerra del XX secolo.
 
 
Il ruolo dei Barbieri, nei lazzaretti, fu spesso di supplenza dei medici che ottennero di poter visitare gli ammalati per interposta persona[3]. Il loro numero nei lazzaretti fu rilevante, forse il più alto tra coloro che erano preposti a curare gli appestati. In alcuni periodi “per la gran necessità, e numero d’infermi, se ne trovavano nel Lazaretto, computandosi i loro Garzoni, più di venti, alcuni de’ quali erano della città, e altri forestieri”[4], sempre per un periodo di quindici giorni cui seguiva un analogo periodo di “quarantena”. Masini, nella seconda edizione della Bologna Perlustrata, nel 1666, conta in città circa 100 botteghe di barbieri[5].
 
Compagnia dei Barbieri
 
La “Compagnia de’ barbieri” che ha sede “nella via di san Silvestro”[6] il 27 settembre festeggia i loro santi Patroni nella chiesa in Ponte di Ferro ove si trovava l’antica chiesa parrocchiale e monastero di Camaldolesi dedicato ai Santi Cosma e Damiano[7]. All’altare maggiore della chiesa Malvasia ricorda un dipinto di Bagnacavallo che raffigurava “il risanato dalli SS. Cosma e Damiano, Sopravi la Beata Vergine”, oggi perduto[8]. Perduta la memoria storica e anche figurativa della chiesa, la nostra bandinella, direttamente legata alla compagnia dei Barbieri, assume pertanto un particolare valore iconografico. La raffigurazione si collega alle più antiche che ci sono pervenute a tra queste ricordiamo l’affresco in Santa Maria dei Servi di Lippo di Dalmasio e ancora, e più significativamente, l’altro affresco votivo di Luca da Perugia, custodito nella cappella Pepoli in san Petronio[9]. Questi due affreschi, al pari dei santi figurati sulla nostra bandinella, presentano abiti diversi che più che distinguere i due protagonisti probabilmente indicano due diversi abbigliamenti che contraddistinguono i medici. Il Santo a destra indossa un abito solenne, diremmo oggi di rappresentanza. Magari l’abito da vestire per rappresentare i medici nelle cerimonie pubbliche e in altre rilevanti occasioni. Il santo a sinistra veste invece un abito sempre di qualità, ma probabilmente, abito feriale, d’uso quotidiano e pur sempre atto a identificare il medico. Non credo sia invece possibile distinguere i due fratelli se non per i loro stessi nomi che pongono prima Cosma e poi Damiano. Così come accade negli altri affreschi citati quello raffigurato a sinistra è pertanto Cosma e a destra, con l’abito della festa, Damiano.

 

   
[1] Antonio Masini, Bologna Perlustrata. Bologna, 1666, pag. 465 – 467. 27 settembre SS. Cosmo e Damiano fratelli martiri, festa alla loro chiesa Parochiale de’ monaci camaldolesi in Ponte di ferro, e vi è sua reliquia & indulgenza plenaria per Gregorio XIII. Li Collegi de’ Dottori di Filosofia, e Medicina vanno alla Metropolitana di S. Pietro à far celebrar la Messa ad honore de' SS. Cofmo  e Damiano lor Protettori e già del 1387 andavano à far questo alla Chiesa de' medesimi Santi. Li loro Statuti furono fatti del 1156 e riformati del 1358 e un'altra volta del 1507. Questi sopraintendono alli Medicamenti, che si vendono nella Città, e Contado, e ogni tre mesi eleggono un Priore, e due Protomedici, e uno de' Dottori sopranumerarij . L'ufficio de' Protomedici, che prima fi chiamavano Assonti, fu eretto da Leone X per suo breve del 15 Settembre 1517, confermato da Gregorio XV li II Novembre 1621. La compagnia de’ Barbieri nella via S. Silvestro fa la festa de’ santi Cosmo e Damiano, e va alla suddetta chiesa in Ponte di Ferro ad offerire; fanno per impresa una sbarra, che forma un angolo acuto, con dentro due sanguisughe. Nella città sono circa 100 botteghe da barbiere, oltre quelle de monasterij de’ frati.
[2] Ettore di Meo, La “Divina Arte”. Medici e chirurghi pubblici, speziali, flebotomi, barbieri e levatrici a Cori, nella Marittima pontificia, dal XVI al XIX secolo, Editrice moderata durant, 2006, pp. 215 – 222. Il riferimento è a tutt’altra area geografica, ma credo sostanzialmente identica a quella esistente in tante altri parti d’Italia. Io stesso ricordo il “barbiere” in contrada Segreto, frazione di Patti, in Sicilia, che praticava salassi, sistemava le distorsioni ed estraeva i denti anestetizzando il paziente con l’aiuto del vino che forniva la bottega accanto di “don Luigi”.
[3] Luigi da Gatteo, La peste a Bologna …, op. cit. pp. 116-117; 125-126. Antonio Brighetti – Bologna e la peste del 1630, op. cit. p. 151.
[4] Pietro Moratti, Racconto de gli ordini e provisioni fatte ne’ Lazaretti in Bologna, e suo contado in tempo del Contagio dell’anno 1630. In Bologna, presso Clemente Ferroni MDCXXXI, p. 23
[5] Antonio Masini, Bologna Perlustrata. Bologna, 1666, pag. 467. Evidentemente ogni bottega ha un numero non calcolabile di garzoni, anch’essi impiegati nei “Lazaretti” come testimonia Pietro Moratti subito dopo la peste. (P. Moratti, op. cit. MDCXXXI) La “Compagnia dei Barbieri” si rivela pertanto fondamentale nell’assistenza agli ammalati e il loro numero ragguardevole e difficilmente calcolabile, tenendo anche conto degli “aiutanti” che affiancavano il “maestro”  di cui non vi è riscontro nei documenti coevi.
[6] Guidicini, op. cit. supplemento delle cose notabili di Bologna, indice primo, p. 184, identifica la via san Silvestro con la via de Toschi che immetteva in via del Ferro ove era ubicata la chiesa camaldolese dei Santi Cosma e Damiano, ben indicata nella mappa del Mitelli, oggi distrutta. L’area confina, su uno dei lati, con l’attuale vicolo san Damiano.
[7] Guidicini, op. cit. vol. IV, p. 288: Origini della chiesa incerte, ma molto antiche. I Camaldolesi subentrano nel 1559. I monaci ampliano la chiesa (1776) che viene riaperta il 0 ottobre dello stesso anno.  Il monastero venne soppresso li 10 marzo 1797, poi soppressa anche la parrocchia e dopo chiusa la chiesa li 16 agosto 1808. Tutto il locale fu comprato dal marchese Camillo di Costanzo Zambeccari cessionario del marchese Filippo Ercolani a rogito Luigi Aldini del 28 maggio 1801. Oggi, nell’area che comprendeva anche la chiesa, sorge il Palazzo Zambeccari, a sua volta adibito a varie attività commerciali e di rappresentanza.
[8] Carlo Cesare Malvasia, Le pitture di Bologna, 1686. Ristampa anastatica a cura di Andrea Emiliani, op. cit. p. 253 del testo originale e nota 253/1 dell’edizione anastatica.
[9] Leonello Manzi, I santi medici Cosma e Damiano nel culto e nella iconografia artistica bolognese, in: “Strenna Storica bolognese” Anno XIV, 1964 pp. 145 – 164.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PRIMA DEL RESTAURO
UN CONFRONTO
Torna ai contenuti