indagini multispettrali nel visibile e all'infrarosso - Madonna di san Luca

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indagini multispettrali nel visibile e all'infrarosso

indagini
Indagini multispettrali nel visibile
Le immagini sono state acquisite con una speciale telecamera digitale scientifica che ha consentito di separare ed esaminare i diversi livelli di pittura a cominciare dalla verniciatura di protezione. Questa è particolarmente visibile nelle prime immagini (da 400 a 500 nm). La vernice nasconde di fatto l’immagine nella prima ripresa (400 nm) e progressivamente, penetrando con percentuali costanti con una differenza di 50 nm per scatto, la telecamera si addentra per gradi sotto la vernice. Al quarto scatto la telecamera sembra aver superato la barriera della prima più recente vernice e cominciano ad apparire i ritocchi sulla pittura che si caratterizzano per un tono più scuro e netto e si evidenziano residui di una vernice più antica che copre parte del busto e la manica della veste della Madonna.  La quinta immagine. scattata con una profondità di 600 nm comincia a “pulire” il volto della Madonna, il velo sopra il capo e la mitella (cioè a dire la cuffia che racchiude i capelli della Madre di Dio) meglio visibile nell’immagine successiva scattata con una profondità di 650 nm. A 700 nm superiamo la barriera della vernice più antica ed emerge il panneggio del maphorion (si chiama maphorion il mantello che riveste la tunica della Madre di Dio) ben visibile sulla manica e sul petto. Anche la linea nera che delimita il maphorion sul collo tende ad ammorbidirsi. Con l’ultima immagine, scattata ad una profondità di 750 nm, penetriamo oltre le ultime finiture mostrando dei pentimenti sulla spalla ed è ben visibile la finitura sotto la linea nera che delimita lo scollo del maphorion. La nostra pulitura si è fermata ad un livello che le immagini delimitano tra una profondità di 700 e di 750 nm. Oltre questa profondità tocchiamo i livelli sotto il visibile lì dove è possibile trovare tracce del disegno e di possibili pentimenti esecutivi, dati utili per la storia del dipinto. Per accedere a queste informazioni occorrerà utilizzare delle riprese a raggi infrarossi  
l'immagine al momento delle riprese
indagini nel visibile
Riflettografia IR Multispettrale nelle bande da 800 a 1100 nm
abbiamo già visto le immagini eseguite con una speciale telecamera che hanno consentito di “separare” virtualmente i vari strati di colore che appartengono tutti alla sfera dei livelli percepibili dall’occhio umano. Di fatto se stendiamo sopra un colore una vernice colorata, ma trasparente, l’occhio combina assieme il colore e la soprastante vernice e “vede” un nuovo colore, un tono che è dato dal colore più la vernice. Lo strumento riesce a distinguere i due livelli così che potendo regolare la capacità di penetrazione della telecamera dentro il colore, dapprima ci siamo fermati alla vernice e progressivamente siamo entrati in profondità fino a raggiungere i 750 nm conoscendo gli strati di colore più profondi, sempre tra quelli percepibili dall’occhio umano. Come se davanti a colori sfumati l’uno nell’altro l’occhio provasse a identificare le varie tinte. La telecamera lo fa in maniera scientifica, penetrando dentro le sfumature e riuscendo a distinguere un colore dato prima di un altro. Il dato andrà comunque interpretato. Resta da capire, ad esempio, se i diversi “livelli” sono il frutto di ridipinture eseguite in diversi momenti o “pentimenti” in corso d’opera. Lo spettro delle radiazioni visibili si ferma a 750 nm. Al di là di questi parametri le radiazioni divengono a noi invisibili ma mantengono la capacità di interagire in vario modo con la materia (per assorbimento, riflessione, trasmissione etc.) proprio come avviene con la luce. Le radiazioni infrarosse hanno lunghezza d'onda superiore a quella delle radiazioni visibili e con una specifica attrezzatura possiamo registrare e rendere visibili quelle che hanno lunghezza d'onda compresa fra 750 e 1200 nm dette «infrarosso fotografico». Praticamente  è come se riuscissimo a vedere negli strati posti immediatamente sotto il primo colore ove potrebbe trovarsi un disegno preparatorio, un pentimento dell’artista e così via. Non sempre si hanno risultati analoghi dal momento che la penetrazione dipende anche dagli ostacoli che il raggio infrarosso incontra e che sono causati dalla consistenza dei colori superficiali che possono impedire una penetrazione negli strati sottostanti. Le prime riprese sono state effettuate calibrando la macchina a 800 nm, ma una lettura significativa si è avuta solo intorno ai 1100 nm. A questo livello l’immagine che è stata ripresa sta di fatto immediatamente sotto quella visibile.  In sequenza mostriamo le  immagini riprese a vari livelli di profondità ed è possibile distinguere qualche “pentimento” nel panneggio del maphorion che indagheremo esaminando il restauro.  
riflettografia Infrarosso.
Fluorescenza UV (ultravioletto) multispettrale
Indagini multispettrali nel visibile
L’indagine è eseguita con una attrezzatura che opera nella banda del visibile ed è usata per rivelare e localizzare la presenza di ridipinture e restauri ed individuare i materiali non originari come vernici o cere. Materiali diversi, anche se si presentano identici ad occhio nudo, hanno caratteristiche chimiche diverse e se vengono irraggiati con radiazioni UV, emettono una luce diversa, dunque un diverso colore, che può essere registrato da una macchina fotografica opportunamente schermata. I diversi colori ottenuti corrispondono a differenti materiali  che non è facile individuare nelle loro componenti, ma che ci aiutano ad isolare le lacune, i ritocchi eseguiti in uno stesso momento, le vernici che possono caratterizzarsi con svariati colori in relazione alle materie che sono state usate per la loro composizione. Per l’acquisizione di questi dati è stato usato un sistema multispettrale che supera il limite dei sistemi tradizionali che si basano sulla scomposizione dei tre colori di base (RGB: rosso, verde e blu) consentendo di ottenere tinte “pure” anche per colori che non fanno parte del gruppo RGB. Questo sistema permette di valutare ogni sfumatura ottenuta come una luce propria e non quale sintesi di altri colori.  Esamineremo i risultati ottenuti vagliando le singole parti dell’opera.  
Metodo di indagine multilayer 
Multilayer
Questo nuovo metodo di indagine, brevettato da Art-Tes nel 2010,  si annuncia come una nuova frontiera nelle indagini non invasive dei dipinti.  Tale metodologia è di tipo multispettrale, fa uso di radiazione visibile, infrarossa e ultravioletta (UV) e prende il nome di multilayer. Con questa nuova indagine disponiamo di una tecnica che consente di fare un esame ponderato dei dati che sono stati mostrati fino a questo momento.  Su un unico fotogramma è possibile leggere contemporaneamente i dati che sinora potevamo esaminare separatamente attraverso le indagini  multi spettrali e UV. Utilizzando una sofisticata tecnologia è possibile delimitare la lettura ad una determinata profondità e procedere progressivamente così che in ogni fotogramma viene rappresentata la situazione dell’opera ad un determinato livello stratigrafico leggendovi contemporaneamente – e distinguendo – a quel livello, vernici coprenti, ritocchi moderni, ridipinture più antiche.  Il metodo multilayer permette di ottenere una stratigrafia a immagine,  degli strati superficiali dell'intera superfice di un dipinto, incluse le vernici, recuperando informazioni che integrano ed estendono quelle ricavabili dai metodi puntuali a campione (sia invasivi che non invasivi). Questa nuova tecnica sfrutta, da un lato, il fatto che ogni materiale in esame (dotato in generale di caratteristiche chimiche diverse), quando sottoposto a radiazioni elettromagnetiche, presenta una risposta spettrale caratteristica e dall'altro, la diversa trasparenza in dipendenza della lunghezza d'onda che è tipica dei materiali pittorici. Il risultato di questo metodo è un set di immagini, corrispondenti ciascuna ad uno strato a differente profondità. Ovvero a stesure di vernici sovrapposte e/o ritocchi pittorici dovuti a precedenti restauri o interventi di rifacimento. È evidente che i dati così evidenziati vanno interpretati durante i lavori di restauro.  
Multilayer - una prova
Per meglio intendere l’utilità di questa particolare indagine basterà osservare, nelle immagini ad alta definizione, l’angolo in basso a sinistra delimitato dal rettangolo rosso. Nella prima immagine (layer 1) distinguiamo appena un’ombra indefinita. Al contempo l’intera immagine risulta ingrigita e resa opaca, come se fosse velata da una materia coprente. In effetti tutto il dipinto è rivestito da un fissativo dato in epoca imprecisata, ma non particolarmente antico, che in parte nasconde l’Icona e che ad occhio nudo restituiva l’immagine riprodotta in alto a sinistra. Nella seconda immagine (layer 6) quell’ombra senza forma, comunque meglio leggibile già nell’immagine di mezzo (vedi la galleria a fianco), ha preso consistenza e si è rivelata per quello che il restauro ha poi messo in luce: il piede del Cristo-Bambino visibile nell’immagine a luce naturale dopo il restauro. In quest’ultima immagine anche le grandi lacune  - quelle aree che appaiono molto scure, quasi nere – presentano una colorazione più intensa. Questo sta a significare che la materia coprente, probabilmente un fissativo, è stata data dopo l’ultimo “restauro” dell’Icona. Un’ulteriore riscoperta confermata dalla pulitura ed emersa in fase diagnostica è il frammento di maphorion della Madre di Dio sul lato destro in basso. Anche in questo caso la scansione in Multilayer ha rivelato ciò che in fase di pulitura è stato rinvenuto.
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