Gli archi di raccordo tra i pilastri che reggono la cupola - La Cupola della Madonna del Monte

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Gli archi di raccordo tra i pilastri che reggono la cupola

archi di raccordo


I quattro pilastri che reggono la volta sono raccordati da archi che presentano, nel punto di innesto tra pilastri e volta, le Virtù poste entro nicchie sormontate da uno zoccolo sagomato. Lo zoccolo funge da piedistallo ad una coppia di angeli che reggono una brocca con dipinta, sulla pancia, una raffigurazione biblica. Dal vaso fuoriescono fiori e foglie che saranno tenuti in mano anche dall’angioletto soprastante la coppia reggivaso. Lo schema viene ripetuto su entrambi i fianchi dell’arco così che gli angeli superiori
finiscono con incontrasi attorno alla chiave di volta dell’arco. Gli angeli presentano un bel movimento, il pittore ha cercato di rendere dinamica la composizione rinnovando gli atteggiamenti delle singole figure. Il disegno iconografico, anche nel caso di queste figure, apparentemente di riempimento, è particolarmente ponderato.
Sul primo arco, quello che unisce i due pilastri esterni e immette all’interno della cupola, putti festanti posti nella parte inferiore dell’arco reggono vasi da cui fuoriescono arbusti con grossi frutti identificabili con dei cedri. Gli stessi frutti che reggono in mano i due angeli centrali,
sopra i vasi.
L’arco sul fianco sinistro guardando l’altare è delimitato dalle nicchie con le allegorie della Obedientia e della Bonitas  sovrastate da vasi da cui fuoriescono rami d’ulivo “verdeggiante
, tenuti in mano anche dagli angeli al centro della volta.

L’arco sul fianco destro, sempre guardando l’altare, è delimitato dalle allegorie della Prudentia e della Innocentia. I vasi ad esse sovrapposti sono pieni di foglie di palma
tenuti in mano anche dagli angeli centrali.
L’arco che delimita il tamburo sul fondo, quello che collega i secondi pilastri della cupola, è delimitato dalle nicchie con le allegorie della Fortitudo e della Iustitia. I sovrastanti vasi sono pieni di gigli
. Fiori tenuti in mano anche dagli angeli centrali.
Sul fondo, separato da una volte a botte dipinta a cassettoni, un ultimo arco riquadra il catino dell’abside. Qui l’arco è delimitato sui lati dalle allegorie della Fides e della Umilitas. I vasi soprastanti sono pieni di rose rosse e bianche
che ritroveremo tra le mani degli angeli al centro della volta.
Gli angeli collegano le due Allegorie e i fiori e i frutti che fuoriescono dai vasi sviluppano una simbologia mariana che culmina nell’ultimo arco, quello che immette nell’abside e introduce la prima grande raffigurazione: l’incoronazione della Vergine per mano della Trinità.
Le Allegorie poste su quest’ultimo arco sono particolarmente pertinenti alle Virtù mariane per eccellenza: Fede e Umiltà. Concetti che ritroviamo espressi sulle pance dei vasi. Qui, tracciate con ritmo e precisione, mantenendo un effetto “bozzetto”, si distinguono la raffigurazione dell’Annunciazione nel vaso tenuto dai due angeli sopra la Fides e quella che pensiamo di poter identificare con la Visita di Maria ad Elisabetta, sul vaso che sovrasta l’allegoria dell’Umilitas. Dai vasi fuoriescono rose e rose sono tenute in
mano dai due angeli che volteggiano intorno alla chiave di volta. Dalle litanie lauretane che ricordano la “Rosa mistica” alle tante raffigurazioni mariane in cui la Vergine o il Bambino tengono in mano il fiore, alla Madonna del Roseto, con un cespuglio di rose alle spalle, la rosa è, almeno dal basso medioevo in avanti, un simbolo mariano.
L’insieme poi di rose rosse e bianche alludono contemporaneamente al martirio e alla purezza. Un riferimento iconografico da sempre presente nella devozione mariana ancor più puntualizzato, proprio nel corso del XVIII secolo, quando ha inizio la devozione del “Mese di maggio”.
Nell’arco che immette nell’abside e nei sottostanti profeti, possiamo cogliere un percorso iconografico del tutto unitario, in un rimando continuo che dai Profeti porta ai Vangeli e alla devozione, ancora alla gioia degli angeli che accompagnano la scrittura e adornano la composizione con la mistica rosa.
Se le rose sull’ultimo arco segnano il tripudio e la gloria mariana, così almeno nel sentire comune della comunità, gli altri fiori e frutti sui restanti archi, sono pur essi riconducibili ad una lunga tradizione mariana a cominciare dall’arco d’ingresso.
Forse non è un caso che ad introdurci in questo spazio che guarda all’Eternità, sul primo arco esterno, sia il cedro. Dai vasi e in mano agli angeli grossi frutti maturi emergono dal fitto fogliame. Il giusto “crescerà come cedro del Libano” e di cedro sarà costruito il tempio di Salomone perché il legno è
considerato incorruttibile come leggiamo in un commento di Origene al Cantico dei Cantici il cedro non marcisce; fare le travi dei nostri alloggi con il legno di Cedro significa preservare l’anima dalla corruzione. Più che un simbolo mariano, il cedro è segno del Regno di Dio e di cedro era rivestito l’interno del tempio di Salomone. Anche Maria sarà definita, in antichi inni come un cedro, poiché era stata scelta per portare Cristo. I frutti di cedro dipinti sull’arco esterno ci introducono nel sacro recinto, lì dove si custodisce e si celebra l’Eucaristia.
Un frutto che appartiene anche a Maria che ha custodito, similmente al sacro tempio di Salomone, il Dio vivente.
È noto che il Cedro del Libano non produce grossi limoni, ma coni bruni e dunque sono poco attinenti con i frutti dipinti dal Milani. Ciò nonostante mi è facile immaginare – anche per la lettura complessiva dei sottarchi - che il pittore, e per lui l’iconografo, abbia volutamente sostituito l’originario frutto con i più comuni cedri mediterranei, per rendere immediatamente abbinabile l’albero ad un frutto assai noto.
Entrati nel sacro recinto, procedendo verso l’abside, a destra l’arco è decorato con foglie di palma e a sinistra con rami di ulivo. L’ulivo, simbolicamente, rappresenta proprio colui che pone la sua fiducia sul Signore. Lo ricorda il salmo 52: Ma io sarò come un ulivo verdeggiante nella Casa di Dio; Io mi confido nella benignità di Dio in sempiterno
. E Maria è colei che per prima si è fidata del Signore . La palma è anche immagine della Sapienza divina che si innalza verso il Signore, e del Giusto che

Fiorirà come una palma,
crescerà come cedro del Libano

Nella straordinaria immagine del Cantico dei Cantici la palma diventa figura di Maria.
Il cedro, la palma e l’ulivo ci portano davanti all’abside dove sui due archi separati da una volta a botte, dapprima saranno dei gigli, simbolo di purezza, e poi le rose a parlare solo di Maria trionfante e incoronata dalla Trinità. Una simbologia che per tappe successive e consequenziali: entrare nel tempio del Signore e custodirlo (cedro), fidarsi del Signore (ulivo), innalzarsi al Signore (palma) arriva all’incontro con Maria nell’abside che in quanto Sedes Sapientia :
Sono cresciuta come un cedro sul Libano
come un cipresso sui monti del’Ermon.
Sono cresciuta come una palma in Engaddi,
come le piante di rose in Gerico,
come un ulivo maestoso nella pianura; (Siracide 24, 13-14)
Un ciclo iconografico che si conclude con un primo grande quadro: l’Incoronazione della Vergine da parte della Trinità.


 
 


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