le tappe della lunga e controversa storia dell'immagine - madonna della vittoria

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le tappe della lunga e controversa storia dell'immagine

All’origine del Culto Civico

La vigilia dell’Assunta del 1443 Annibale Bentivoglio sconfisse a Castel san Giorgio (san Giorgio di Piano) le truppe del Visconti. La vittoria fu attribuita alla protezione della Madonna del Monte. Il Reggimento, rientrato in città, dispose per una processione, nel giorno della vigilia dell’Assunta con la partecipazione delle Autorità, le Arti e le Professioni che fu ripetuta per molti anni fino al secolo XVIII. Dal 1731 si osserva uno scemare dell’impegno organizzativo fino a giungere, nel  1758, alla soppressione della festa cittadina.
Si è ricorso alla “Madonna della vittoria” anche per chiedere altre grazie legate ad eventi naturali e alla malattia, ma l’icona e il Santuario restano il riferimento per quello che possiamo definire il culto civico verso la Vergine. Si ricorre alla Vergine – e lo citiamo espressamente perché collegato all’idea della Vergine conduttrice in battaglia -  per la vittoria contro il Turco nel 1458. Alcuni di questi eventi sono trascritti sul verso della tavola.

La prima collocazione del dipinto

La rotonda del Monte si presentava – e parzialmente si presenta ancora oggi dopo la riscoperta delle pitture più antiche – a pianta circolare con, sulle pareti, una serie ininterrotta di nicchie, affrescate con le figure degli apostoli con al centro, nella nicchia che oggi appare di fronte alla porta d’ingresso, la figura della Vergine, presumibilmente in piedi. Un’immagine oggi particolarmente sciupata. Staccata agli inizi del XIX secolo, trasferita in Certosa e in ultimo ricoperta da un dipinto attribuito a Vitale da Bologna, oggi unanimemente assegnato a Simone dei Crocefissi e conservato in Pinacoteca. Probabilmente, prima, ricoperta da un’altra immagine, la nostra “Madonna della Vittoria” che già dagli anni 70 del XIV secolo poteva aver assunto il ruolo di “copertina” dell’antica, sciupata e forse non apprezzata raffigurazione mariana. Certo è che la tavola era posta in alto così che per la prima solenne processione venne costruito, dentro la chiesa, un ponte “dall’altare grande a vignire in lo chorpo de la ghiesia vechia” (la storia è tratta dal libro di Guido Zucchini, la Madonna del Monte a Bologna (1939)). Insomma una “rampa” per consentire ai partecipanti, o a parte di essi, di sostare vicino all’icona mariana.

La storia continua
La tavola con l’immagine della Vergine, divenuta Madonna della Vittoria, assume un ruolo del tutto speciale all’interno della chiesa e non può più fungere da copertura all’immagine mariana che, probabilmente, appartiene alla prima decorazione della chiesa.
Nel 1444 si comincia la costruire una nuova cappella, a levante della rotonda, portata a compimento nel 1456. Da questo momento l’icona viene trasferita in questo nuovo spazio e viene ricoperta da un frontale che lasciava scoperti solo gli occhi. l’immagine insomma assume le caratteristiche di un’Icona bizantina.
Potrebbe essere questo il tempo in cui al suo posto viene collocata l’altra immagine mariana, oggi in Pinacoteca, dovuta a Simone dei Crocefissi che, a sua volta, nel XVII secolo, viene ricoperta da un frontale dipinto da Gessi. Resta ignoto il tempo in cui la Vergine con il Bambino, divenuta poi Madonna della Vittoria, venne insediata nella chiesa della Rotonda del Monte. Prese il posto di un’altra icona mariana o andò a coprire, per la prima volta, l’antica immagine su muro, orami desueta e forse anche in cattivo stato conservativo?

La Rotonda del Monte
La tradizione

La tradizione riassunta o “inventata” dall’Accarisi, nella sua “cronaca” del 1465, racconta che la chiesa fu costruita da Picciola Galluzzi ponendo la costruzione del tempio nell’anno 1116 e la consacrazione il 14 agosto. Le fonti fanno riferimento a tradizioni orali che si ripetono per altri eremi voluti da donne che si ritirano dal mondo. Viene così ricordato l’oratorio di Ronzano dovuto a Cremonina Piatesi e al Monte della Guardia, l’odierna Madonna di san Luca, voluto, stando all’Accarisi ad Azzolina e Beatrice Guezzi. Sono storie analoghe e quasi certamente sovrapposte

i primi dati certi

Nel 1205 Innocenzo III conferma la chiesa in possesso al convento benedettino di san Felice. Il Masini (1650) datava tale possesso dal 1170. Il 1205 è una data significativa. La chiesa evidentemente è già costruita e attiva e gli affreschi dovevano già essere stati realizzati anche perché fanno parte integrante dell’edificio sacro.

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