La Croce dipinta nel XIII secolo


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identità occidentale, verso la maniera moderna

Il XIII secolo


Non è un caso che l'arco bizantino chiuda il processo evolutivo della croce in oriente, come se avesse raggiunto la perfezione, e rappresenta in Italia una breve, intensa parentesi, ancora legata ad un processo che trova nei concetti teologici la sua giustificazione, mentre già si innalzano le impalcature di Assisi e la narrazione diventa contemporanea; il dolore umano, la partecipazione, emozionale e non concettuale.

L'inizio e la fine di questa breve, ma intensa stagione, delimitata nella liturgia e nella teologia dalla Festa del Corpus Domini e dalla redazione della Summa Teologica di San Tommaso, trova il riscontro figurato in due Chiese domenicane: Bologna che custodisce i Cristo di Giunta Pisano e Arezzo con la croce di Cimabue. La diffusione del motivo del perizoma prezioso trova però vasto riscontro nelle chiese francescane - e forse la sua stessa origine se la croce che Giunta dipinge per Frate Elia nel 1326 sviluppava questi motivi -, grazie ad un maestro o, più probabilmente a diverse maestranze, attualmente raggruppate sotto la denominazione di "maestro dei crocifissi francescani". Tra gli altri esempi, importanti quelli custoditi nella chiesa di San Francesco a Bologna, nella Pinacoteca Nazionale, ancora a Faenza. E' interessante anche questo intreccio di opere e ordini religiosi. Le esortazioni di Francesco verso il corpo e il Sangue di Cristo, l'elaborazione teologica di Tommaso sulla volontarietà della passione, l'impatto emotivo della festa del Corpus Domini e del culto eucaristico, trovano riscontro nelle chiese dei due ordini, analogamente impegnati e secondo le proprie peculiarità.

Entrambi sembrano affidare all'immagine il compito di rendere visibile ciò che era stato elaborato teologicamente da Tommaso e vissuto nell'ascesi e nel misticismo da Francesco.
Davanti a questa immagine ferma il suo cammino la Chiesa d'oriente che pure ne ha elaborato il modello. Da questo modello, che la Chiesa di Roma accetta con notevole ritardo, inizia la straordinaria avventura della riscoperta dell'umanità del cristo crocifisso, iniziata con Giotto e non ancora conclusa.

In questa complessa storia un ruolo non marginale assume la musica e il canto le cui armonie ora drammatiche e ora gloriose si specchiano nella croce dipinta, anch'essa solo un segno che introduce il credente nella gioia della Pasqua.



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